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17/05/11

LA DEBACLE DEL CENTRODESTRA NEL BRINDISINO: PIOVONO "CEFFONI"


ORIA - Il centrodestra in provincia di Brindisi continua a prendere "ceffoni". C'è qualcosa che non va, e non bisogna essere necessariamente analisti politici per capirlo. È sufficiente andare a memoria per rendersi conto di come, da più di qualche anno a questa parte, ogni mossa dei principali esponenti autoctoni del Popolo della Libertà, che poi sarebbe o dovrebbe essere il maggiore partito centrodestrorso, si dimostri sbagliata. L'appeal di Mimmo Mennitti - peraltro non troppo simpatico alle gerarchie provinciali pidielline - a Brindisi e quello di Vincenzo della Corte a Francavilla, che forse avrebbero vinto anche se fossero stati candidati nelle fila del centrosinistra, sono solo le eccezioni che confermano la regola fallimentare. Torre, roccaforte storica del centrodestra e serbatoio naturale del senatore Michele Saccomanno, è caduta l'anno scorso. Lo stesso si può dire da ieri di Oria, dove il boccone è meno amaro perché in fin dei conti il sindaco uscente Cosimo Ferretti - campione di preferenze (717 a Oria, ma in Io Amo Oria, non nel Pdl) che in proporzione può gareggiare esclusivamente con il consigliere regionale Udc Euprepio Curto (1000 voti alle comunali di Francavilla, da solo o quasi) - continua a tenere botta. Pure nel suo caso, se passasse nel centrosinistra, non cambierebbe granché: rimarrebbe forte, come forte è rimasto Gianfranco Sorrento (quasi 300 voti a Oria), nonostante sia passato a Noi Centro. La tendenza è chiara: i Comuni che erano del centrosinistra (vedi Cisternino e San Pancrazio, prim'ancora Latiano e Ostuni), rimangono al centrosinistra; quelli che erano del centrodestra, passano al centrosinistra (casi più recenti: Mesagne e Torre). I "gran visir" del centrodestra si può dire non centrino il bersaglio dalle Politiche del 2008, quelle che dopo il tormentato biennio di Romano Prodi riportarono Silvio Berlusconi alla guida del governo centrale. Lì fu l'effetto nazionale a indurre buoni risultati decentrati. Poi, da allora, il buio. La Regione nel 2010 è rimasta a Nichi Vendola, che conquistò ottimi risultati anche nel Brindisino, a differenza della precedente tornata. La Provincia nel 2009 è passata da Michele Errico (centrosinistra) al "Laboratorio Brindisi" di Massimo Ferrarese, che oggi dopo Oria celebra l'ennesima affermazione contro l'avversario storico - politico e non solo - Luigi Vitali (deputato, coordinatore provinciale Pdl, poco più di 200 voti alle comunali di Francavilla, ripescato in surroga dopo le nomine assessorili; candidato consigliere provinciale non eletto) e prepara l'assalto proprio alla Città degli Imperiali.
La serie di "ceffoni", insomma, comincia a essere impressionante e forse, per avere nell'interesse generale più combattute competizioni elettorali, per il centrodestra è giunto il momento di riassestarsi cominciando a cambiare uomini e modalità d'azione. Per gli avversari, ovviamente, va invece bene così.

Eliseo Zanzarelli


15/04/11

LA PROPOSTA: UN SERVIZIO NAVETTA DALLA TENDOPOLI A FRANCAVILLA, SAVA, MARUGGIO E TORRICELLA


ORIA - Gli ultimi giorni di quest'emergenza profughi si caratterizzano per i noti problemi e per le gesta di un protagonista assoluto: l'onorevole Luigi Vitali da Francavilla Fontana. Questa sera era ospite a "Open", una delle tante buone trasmissioni di TeleRama, e si è prodigato nel dispensare perle di saggezza, sminuendo l'emergenza immigrati, non si sa bene per quali arcani motivi. Il "nostro", dopo aver ripetuto per l'ennesima volta che la situazione ad Oria è tranquilla, ha scambiato un telespettatore anonimo, che chiamava da Oria per smentirlo e lamentarsi, per Angelo Lippolis "cognato del presidente della Provincia Massimo Ferrarese". Quindi, secondo la personalissima impostazione di Vitali, strumentalizzatore doc. Perché anche se vivi e lavori ad Oria, e magari sei penalizzato dal problema immigrazione, in qualità di cognato di Ferrarese mica ti puoi lamentare sennò strumentalizzi. Comunque il telespettatore non era Lippolis, si è scoperto. Il Lippolis vero, che è a Milano per lavoro, è stato avvisato da alcuni amici che guardavano la trasmissione ed ha poi telefonato in prima persona per dire che no, non aveva era lui ad aver chiamato prima. Beh, già che c'era, qualche parolina non proprio carica di stima all'indirizzo di Vitali se l'è pure concessa. Sempre nel corso della serata, poi, il parlamentare francavillese non si è risparmiato nemmeno una critica al servizio navetta da e per il campo, caldeggiato durante il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza - manco a dirlo - dal presidente Ferrarese e avallata dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. Secondo Vitali il bus incentiva lo spostamento dei migranti verso il centro abitato, quindi non andava attivato. Chissà, magari l'influenza della Lega è ormai talmente forte che per lui forse sarebbe stato preferibile continuare a lasciarli andare a piedi su e giù per la provinciale, noncurante dell'alto rischio investimenti. Luigi Vitali da Francavilla, unitamente a Pietro Franzoso da Torricella, è lo stesso che nelle scorse ore aveva chiesto - e a suo stesso dire ottenuto - al ministro dell'Interno Roberto Maroni di: 1) delegittimare il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza celebrato lunedì scorso ad Oria da Mantovano su invito - indovinate un po' - di Ferrarese (il patto per la sicurezza lo siglerà Maroni e non Mantovano); 2) risarcimenti da emergenza immigrati, oltre che per Oria e Manduria, a Francavilla Fontana, Maruggio, Sava e Torricella. L'ideale ora sarebbe organizzare un servizio navetta non dalla tendopoli ad Oria e ritorno, ma dalla tendopoli a Francavilla, Sava, Maruggio e Torricella. Così, prima di ricevere immeritati risarcimenti facendo decrescere i fondi riservati a Manduria e Oria, anche da quelle parti potrebbero dire di aver nel loro piccolo fronteggiato l'emergenza.

Eliseo Zanzarelli


13/04/11

PROFUGHI: ORIA, MANDURIA, FRANCAVILLA E TORRICELLA. LA POLITICA DEL "FARE"...


ORIA - L'ennesimo schiaffo all'emergenza immigrati è il teatrino messo in scena da una simpatica coppia di parlamentari del posto, più o meno del posto. Luigi Vitali da Francavilla Fontana (Brindisi) e Pietro Franzoso da Torricella (Taranto) nelle scorse ore si sono incontrati con il ministro dell'Interno Roberto Maroni per chiedere conto dell'iniziativa presa dal sottosegretario Alfredo Mantovano di convocare il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza ad Oria (quello di lunedì mattina in Comune, caldeggiato dal presidente della Provincia di Brindisi Massimo Ferrarese). I due onorevoli tenevano a essere rassicurati dal ministro sul fatto che quella di Mantovano, con tanto di garanzia circa la firma di un "patto per la sicurezza", fosse un'azione personale del sottosegretario e non si fregiasse dell'avallo dell'intero governo (leggi QUI). Perché, pare di capire, non è tanto importante che il "patto" sia siglato, quanto da chi sarà siglato e a chi tornerà utile (leggi anche QUI). Il ministro Maroni, comunque, ha tranquillizzato Vitali e Franzoso assicurando loro che presto sarà qui lui - e non Mantovano, che si è riappropriato del posto di sottosegretario dopo le dimissioni polemiche dei giorni scorsi - per firmare in prima persona quel "patto". Maroni avrebbe promesso ai due parlamentari il rafforzamento delle misure di sicurezza (sistemi di videosorveglianza e maggiore presenza delle forze dell'ordine) nei Comuni interessati dal problema immigrati. Cioè, le stesse cose che aveva detto Mantovano, ma evidentemente se le dice il leghista Maroni suonano più soavi o, se si preferisce meno urticanti. Pare che ai due proprio non sia piaciuto il "protagonismo" del sottosegretario Mantovano, la cui testa sarebbe emersa troppo dal "sacco" nelle ultime settimane C'è ancora dell'altro, però. Il comunicato congiunto dei due inquilini della Camera (l'uno di Francavilla Fontana, l'altro di Torricella) aggiunge elementi di novità che, in fatto di "misure compensatorie" li potrebbe riguardare da vicino: "Il ministro Maroni - scrivono a quattro mani - ha garantito che si è trattata (sic!, ndr) di un’iniziativa personale del sottosegretario e ha assicurato ai parlamentari pugliesi, come aveva già sostenuto all’inizio dell’emergenza immigrati, che sarà lui personalmente a firmare il patto per la sicurezza con i comuni di Oria e Francavilla Fontana per la provincia di Brindisi e quelli di Manduria, Maruggio, Sava, Avetrana e Torricella per il Tarantino". Qualcuno però, prima che questi sussidi siano concessi a pioggia, magari decurtando quelli che spetterebbero naturaliter ad Oria e Manduria, chieda a Maroni di farsi un giretto a Francavilla Fontana, Maruggio, Sava, Avetrana, e Torricella. Chissà, un paio di nordafricani "turisti per caso" ce li potrebbe trovare per davvero...

Eliseo Zanzarelli


10/04/11

L'ORGOGLIO "TERRONE" E L'INSULTO "PADANO, PADANO!"





ORIA – L’orgoglio “terrone” – termine abusato dai settentrionali per insultare i meridionali – è emerso durante la contestazione al ministro Raffaele Fitto andata in scena ieri sera fuori dal cine-teatro Salerno, poco prima della presentazione ufficiale del candidato sindaco di centrodestra alle prossime amministrative. Il comitato spontaneo di protesta contro l’emergenza profughi ad Oria è stato chiaro in tal senso: i cori “Padano, padano!” dedicati a Fitto di certo non erano complimenti, ma qualcosa di molto vicino a insulti, o più semplicemente alla realtà. Già il giornalista-scrittore Pino Aprile - con il best-seller “Terroni” - e la senatrice Adriana Poli Bortone - durante la campagna elettorale per le regionali 2010 con lo slogan “Orgogliosamente terrona” – avevano avviato un’importante operazione per dire che no, essere definiti “terroni” non bisogna considerarlo un insulto bensì motivo d’orgoglio, d’identità territoriale. I contestatori di Fitto la parola “terrone” non l’hanno pronunciata affatto, ma la fierezza di non essere “padani” ce l’avevano dipinta negli occhi. Gli occhi solidali eppure delusi di chi, pur tra mille difficoltà, fronteggia in perfetta solitudine e abbandono problematiche ben più grandi di una comunità di poco più di 15mila anime. Oria è la città che in tutt’Italia – eccezion fatta per Lampedusa - sta pagando il dazio più importante per l’emergenza immigrati. Qui ce ne sono tuttora 1300 – così dicono le stime ufficiali -, negli altri centri d’accoglienza, dislocati tutti nel Centro-Sud, appena qualche centinaio. È innegabile, eppure qualcuno si ostina a far finta di non accorgersene, che gli ospiti in fuga o libera uscita si dirigano principalmente ad Oria, che è il centro abitato meno distante e meglio visibile dalla tendopoli. Le condizioni di Manduria sono ben più rosee, nonostante politica e media abbiano montato un “casus” nazionale intorno alla città del Primitivo. Per rendersi conto di quanto diverse siano le condizioni di Oria e Manduria è sufficiente mettersi in macchina e percorrere la provinciale: in direzione Oria ogni giorno si muovono centinaia e centinaia di nordafricani, in direzione Manduria molti meno. La stazione di Oria nei giorni scorsi è stata letteralmente presa d’assalto, quella di Manduria – vuoi perché peggio collegata, vuoi perché più distante – no. È ad Oria che si sono verificati e continuano a verificarsi episodi spiacevoli con protagonisti i migranti, logiche conseguenze di una convivenza imposta e difficile ab origine. È ad Oria e dintorni – esemplare l’impegno del gruppo “Filia Mundi” e di Rifondazione comunista di Francavilla - che la solidarietà e il volontariato hanno conosciuto e continuano a conoscere i punti più alti, nonostante l’assenza della politica e delle istituzioni di ogni ordine e grado. È in un contesto simile che il grido “Padano, padano!” indirizzato al ministro Fitto – in teoria un “terrone” nato a Maglie e non a Pontida – è quanto di più dileggiante i contestatori potessero dedicare all’esponente locale di un governo “padano – dipendente”, che continua a fare di tutto perché il Nord sia tenuto al riparo dai flussi migratori africani. È in un contesto del genere, quindi, che dare del “Padano, padano!” a Fitto equivale e disconoscerlo come “terrone”. Perché i “terroni” oggi sono orgogliosamente quelli che soffrono, protestano, ma al tempo stesso - pur in difficoltà a propria volta - aiutano la povera gente in difficoltà. I “padani” sono invece quelli che evitano i problemi, e lasciano che proprio nel 150enario dell’Unità nazionale sia una sola parte d’Italia a spalancare le braccia al mondo e farsi carico di ogni fardello annesso e connesso. Per questo, se un giorno un settentrionale dovesse etichettare “terrone” un meridionale, quest’ultimo potrà benissimo prenderlo come un complimento e rispondere pure: “Grazie, orgoglioso di esserlo”, poi raccontando al “padano” l’incredibile storia di questi giorni.

Eliseo Zanzarelli
[in foto, la stazione di Manduria uno di questi giorni, deserta]

07/04/11

PROFUGHI, COMUNQUE VADA, NON SARÀ UN SUCCESSO



ORIA - Comunque vada, non si potrà parlare di un successo per il Sud. Parliamo dei migranti, ovviamente. I permessi di soggiorno temporanei sembrano ormai qualcosa d'imminente, il "fio" da pagare dopo l'accordo strappato dal governo alla Tunisia: in caso di nuovi sbarchi a Lampedusa o comunque in territorio italiano, l'Italia potrà rimpatriare e la Tunisia dovrà accettare i rimpatri; ma la gente che è già in Italia deve poterci restare ed essere in regola (a meno che non si sia macchiata di reati) e spostarsi per l'Europa. Tra il dire e il fare, però, c'è di mezzo il mare, che in questo caso è la Francia. Il Paese, cioè, in cui la stragrande maggioranza dei 21mila tunisini sbarcati in Italia sono diretti, che minaccia di rinnegare Schengen. Il ministro degli Esteri francese Claude Gueant oggi incontra il ministro dell'Interno italiano Roberto Maroni per discutere della situazione, dopo che tra i due c'è stato uno scontro a distanza, con il primo a dubitare della legittimità dei permessi temporanei e il secondo a parlare di ostruzionismo da parte della Francia. Può essere che tra i due ci sarà l'accordo, così che i disperati - la maggior parte dei quali è transitata dalla tendopoli tra Oria e Manduria - potrà infine varcare le Alpi e ricongiungersi ai parenti. Tuttavia, in ogni caso, il Sud avrà perso e il Nord avrà vinto. La Lega sarà stata forte e tutti gli altri piccoli piccoli, Francia compresa dato che Sarkozy dovrà affrontare le presidenziali e la scorsa tornata la vinse anche, se non soprattutto, grazie ai programmi rigidi sull'immigrazione. Il Sud avrà perso perchè sarà destinato a rimanere il solo ad aver accolto, in un modo o nell'altro, tra pro - pochi e per pochi eletti, come le aziende soprattutto tarantine che hanno lavorato con e sull'emergenza - e contro - tanti, tantissimi e non c'è bisogno di ricordarli -. La Lega avrà vinto perché dalla Padania i migranti saranno solo di passaggio, diretti a Ventimiglia per andare oltralpe. Il Sud avrà perso perché ancora una volta avrà dovuto subire, da una parte le angherie di chi - la Lega - è capace di farsi forte per rappresentare il territorio d'appartenenza, dall'altra l'incapacità, la debolezza e la subalternità di chi - pur essendo eletto proprio al Sud - non riesce proprio a farsene portavoce, troppo anteponendo l'ambizione personale all'interesse comune. Il problema nel problema è che, finché ci sarà la vergogna dei listini bloccati per Camera e Senato, questa gente con tutta probabilità sarà rieletta pur senza disporre di consenso. Come al solito, fare nomi è superfluo e immeritatamente pubblicitario, quindi qui non li menzioneremo.

Eliseo Zanzarelli

06/04/11

PROFUGHI, LA FRANCIA ACCETTERÀ I PERMESSI UMANITARI?


ORIA - I ragazzi della "casa" - ormai la tendopoli è un po' come il Grande Fratello - ieri sera festeggiavano. Il governo aveva annunciato la concessione di 20mila permessi di protezione umanitaria. "Libertè", finalmemte "libertè", avranno quindi pensato facendo un po' di baldoria dopo le proteste e gli scioperi della fame e del sonno dei giorni scorsi. La nottata è trascorsa tranquilla, così come la giornata di oggi: stazione insolitamente deserta, forze dell'ordine a controllare le principali piazze della città anziché i treni. I ragazzi, insomma, ci speravano e ci sperano. Dalla Tunisia non stanno più arrivando notizie di rimpatri di massa - quelle che due giorni fa avevano provocato due tentativi di suicidio - e, almeno stando alle voci che circolano, in due settimane l'emergenza potrebbe cessare se la media di permessi al giorno sarà di 200-250 come dicono. Questa sera, però, si è appreso che la Francia sta valutando la legittimità - leggasi un modo per non considerarli legittimi - dei permessi di protezione umanitaria. I francesi sanno che i tunisini potrebbero riversarsi in massa entro i loro confini e la politica estera transalpina non lo consente. Il 26 aprile ci sarà un vertice Berlusconi-Sarkozy programmato all'ultimo momento. Quindi, con ogni probabilità, non ci saranno sviluppi per quanto concerne la tendopoli almeno fino al 26. Dopodiché, forse, i ragazzi della "tenda" potranno cominciare di nuovo a protestare, scioperare e scappare. Difficile che l' "Uomo del Monte" dica di sì. Le presidenziali francesi si avvicinano e, dato che l'estrema destra va per la maggiore, Sarkozy non cederà ulteriore terreno proprio sul tema caldo dell'immigrazione.

[el.zanz.]

27/03/11

PROFUGHI: I PRIMI ARRIVI, LE PRIME FUGHE, I PRIMI PROBLEMI


ORIA – Come noto, quasi 600 profughi nordafricani sono stati sistemati questa mattina presso l’ex aeroporto militare al confine tra Oria e Manduria. Già durante questa prima giornata ci sono state moltissime fughe: i migranti nella tendopoli proprio non ci vogliono stare, così si danno letteralmente alla macchia al grido di “Libertà, libertà”. Oltre cento sono stati oggi i fuggiaschi, pochissimi dei quali recuperati dalle forze dell’ordine poste a sorveglianza del centro immigrati che qualcuno si è affrettato a ribattezzare Cai (centro accoglienza e identificazione) per giustificare il fatto che non si tratti nello specifico né di un Cie (centro identificazione ed espulsione) né di un Cpt (centro di permanenza temporanea) né di un Cara (centro di accoglienza richiedenti asilo). Dovrebbe essere un presidio tutto-fare, di fatto si è rivelato un colabrodo. Questo perché la confusione sul posto sembra regnare sovrana: non si è ancora capito bene se i profughi debbano essere trattenuti a forza entro le recinzioni metalliche (alte appena due metri e facilmente scardinabili) o, com’è avvenuto, avviene e avverrà ancora, possano allontanarsi. D’identificazione e di avvio delle pratiche per le richieste di protezione internazionale o d’asilo, oggi, nemmeno a parlarne. È andato semplicemente in scena una sorta di “guardie e ladri” con una caccia, piuttosto blanda, ai fuggiaschi. I carabinieri di Oria inizialmente sono stati impegnati in quest’attività. Poi, considerata l’inutilità dell’impegno, si sono dovuti fermare: tutto inutile, troppa gente. La decisione di dedicarsi alle attività di routine è scaturita dopo che una pattuglia si è trovata di fronte i profughi che appena qualche ora prima aveva accompagnato al campo. Qualche cittadino ha lamentato i primi “incontri ravvicinati del terzo tipo”, con gli immigrati alla ricerca di cibo e acqua all’interno delle loro proprietà, specie nelle campagne lungo la provinciale Oria-Manduria. Intanto cominciano a montare le proteste: domani è in programma presso la sala consiliare del Comune una pubblica manifestazione per sensibilizzare le istituzioni politiche locali e nazionali sul problema profughi e richiedere una maggiore presenza dello Stato. La stazione, sempre stando ad alcune testimonianze, è stata presa d’assalto dai fuggitivi, che si sono informati in loco sull’arrivo dei primi treni disponibili per sparire dalla circolazione in cerca di miglior fortuna. In pochi sono disposti a rimanere qui, tra Oria e Manduria, perché temono di essere rimpatriati. D’altra parte, sulla base di alcune dichiarazioni raccolte, quasi nessuno ha intenzione di fermarsi in Italia: obiettivo prediletto è la Francia, poi viene l’Europa centrale, Germania, Austria, Olanda, ecc. A qualcuno degli ospiti del centro abbiamo chiesto come mai qui arrivino quasi esclusivamente uomini, spesso giovani e in forze. Yassine, che dice di essere libico e in patria era un operaio, ha risposto più o meno così: le donne rimangono a casa perché difficilmente sopporterebbero le fatiche del viaggio. E poi le donne, specie quelle sposate, rappresentano un pericolo: i viaggi della speranza sono per uomini, la convivenza è intensa e obbligata, e la carne è debole, quindi potrebbero essere a rischio stupro. Così, soprattutto per non violare i precetti islamici, si preferirebbe farle rimanere in patria.

Eliseo Zanzarelli

(in foto, dietro la rete di recinzione, un parlamentare locale di maggioranza in visita al centro profughi)

25/03/11

“MAMMA LI LIBICI”, ACCOGLIAMO I PROFUGHI MA LO STATO CI SIA VICINO


ORIA – Capita di considerare lontani anni luce da noi i continui sbarchi di cittadini nordafricani a Lampedusa, magari li si guarda alla tivù, ci si mette nei panni di quei siciliani di confine e amen, che Dio gliela mandi buona. Oggi è diverso, però. La crisi in Libia apre scenari socio-politici fino a qualche giorno fa inimmaginabili e sempre più disperati, libici e tunisini ma non solo, approfittano dell’occasione per cercare l’America. Che poi se si chiama Italia fa lo stesso: L’America è un concetto, uno stato mentale più che fisico di chi cerca miglior fortuna, e noi italiani, popolo di migranti immemori dovremmo saperlo bene. Oggi la questione profughi interessa un’intera nazione e, almeno in teoria dovrebbe essere così, un intero continente. Figurarsi se non deve interessare noi meridionali. L’accoglienza i brindisini sanno già cosa sia, dopo gli albanesi che negli anni Novanta, disperati proprio come i nordafricani adesso, presero letteralmente d’assalto l’Adriatico e a migliaia approdarono a Brindisi. Lungo la provinciale Oria-Manduria, come ormai noto, sorgerà una tendopoli in stile L’Aquila post terremoto, cui lavorano alacremente già da questa mattina vigili del fuoco e genieri dell’esercito. La preoccupazione c’è, com’è inevitabile che sia in presenza di situazioni insolite, ma non pare davvero il caso di gridare “Mamma li libici” scomodando vecchi retaggi. C’è da abituarsi all’idea di accoglierli e convivere pacificamente con questi sfortunati, pur senza però rinunciare alla vicinanza e al sostegno dello Stato. Incrementando di fatto la popolazione residente, seppur temporaneamente, di pari passo aumenterà la necessità di forze dell’ordine sul territorio e non perché quelli sono immigrati ma perché da sempre la presenza di controlli è commisurata alla concentrazione di gente in un determinato posto. I profughi non saranno in regime carcerario, quindi si potranno spostare dal campo e inevitabilmente raggiungeranno i centri limitrofi, in primis Oria e Manduria. L’importante sarà, comunque, presentarsi in grado di fronteggiare qualsivoglia situazione di emergenza nell’emergenza. Il ministero della Difesa, proprietario dell’area ex aeroporto militare (agro di Manduria ma molto vicino anche a Oria), non ha voluto sentir ragioni e, senza interpellare neppure la Regione e le popolazioni locali, ha stabilito che sì, tra Oria e Manduria debba sorgere una sorta di Cie (centro d’identificazione ed espulsione) temporaneo. Qui i migranti saranno appunto ricoverati e successivamente identificati per capire se si tratti di libici, quindi aventi diritto allo status di rifugiato politico, piuttosto che di tunisini o di altri disperati che per la legge Bossi-Fini sono clandestini, quindi andrebbero rimpatriati. In quanti saranno ad affollare la tendopoli è difficile dirlo, ora: il numero dovrebbe oscillare tra 600 e mille, stando alle prime indiscrezioni e al carico fatto direttamente a Lampedusa, ma per saperlo con esattezza si dovrà attendere domenica mattina, quando la nave militare San Marco dovrebbe sbarcare al porto di Brindisi. Fino ad allora, non rimane che attendere e sperare che la sistemazione presso il campo dell’aviazione non sia frutto d’improvvisazione ma di un preciso piano studiato nei minimi particolari perché in fondo accoglienza fa pur sempre rima con emergenza.

Eliseo Zanzarelli

(nell'immagine, una foto scattate stamattina presso l'ex aeroporto militare sulla Oria - Manduria)

22/03/11

CONCERTO "DA CAMERA": PARLAMENTO MAI COSÌ AFFOLLATO

ORIA – Ieri notte attorno all’una ero ancora sveglio e mi annoiavo facendo “zapping” tra i vari canali televisivi che non proponevano alcunché di mio gusto, quando sul “Due” mi sono meravigliato di trovare un concerto di musica classica: di solito, infatti, la musica classica non giova allo share televisivo, così non la trasmettono e basta. Cosa ancora più strana, questo concerto si teneva in Parlamento, Camera dei deputati per la precisione. Direttore dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, l’eccellente maestro Riccardo Muti, il miglior interprete delle arie del Nabucco di Giuseppe Verdi. Avreste dovuto vederli, se non li avete visti, i nostri parlamentari, contenti come non mai di stare lì per quell’evento: il Concerto di primavera per il 150° dell'Unità d'Italia. Più di qualche volta mi capita di seguire le sedute di Camera e Senato quando ne propongono in tivù o sul satellite, dove i due rami parlamentari dispongono ciascuno di un canale dedicato. Ebbene, a parte che per le questioni più “calde” - per intendersi quelle che l’indomani popolano paginate e paginate dei giornali di tutta la Penisola -, un Parlamento così affollato non l’avevo mai ammirato. C’erano tutti, ma proprio tutti, in aula e davano pure l’impressione di seguire l’esecuzione di Verdi con sincero interesse. Può darsi che almeno alcuni lo facessero, comunque. Di sicuro, però, la maggior parte non desta la medesima impressione d’interesse sincero quando in quella stessa, magnifica aula suona tutta un’altra musica e si discute di legislazione, cioè di questioni di “lavoro” (ahinoi, la politica come professione). Avreste dovuto vederli, alla fine del concerto, tutti in piedi ad applaudire il maestro Muti e l’orchestra. Indistintamente, tutti felici ed estasiati finanche quando Muti, dopo aver parlato con i fatti, si è augurato a parole che proprio da quel concerto di primavera, insolito e così apprezzato, possa nascere una nuova primavera per la Cultura in Italia. Tutti, e sottolineo tutti, ad annuire. In conclusione: con la Cultura ci si mangia o no?

Eliseo Zanzarelli

21/03/11

AUTOVELOX TRUCCATI, DIAMO A CESARE QUEL CHE È DI CESARE




ORIA – A distanza di quasi dieci anni, è finalmente possibile dare a Cesare quel che è di Cesare. Il “Cesare” in questione sono i Democratici di sinistra, quelli che nel 2002 avevano denunciato tutta una serie di presunte illiceità relative al famigerato autovelox all’epoca impiegato dalla Polizia municipale (o da chi per essa). Gli automobilisti di medio-lungo corso la ricorderanno sicuramente, quella macchina infernale: la circonvallazione e la strada per Manduria erano diventate campi minati, trappole per conducenti. Contravvenzioni assicurate per tutti, a meno che non si procedesse ben al di sotto dei limiti consentiti. È notizia di questi giorni la conclusione delle indagini della Guardia di finanza di Desenzano del Garda (Brescia) che, grazie a complesse indagini, è riuscita a scoperchiare un altrettanto complesso sistema truffaldino messo in piedi dalla Garda segnale gestita dal 60enne mantovano Diego Barosi. La società disponeva di 50 autovelox, dei quali soltanto due omologati, che riusciva a piazzare in tutt’Italia spesso aggiudicandosi finte gare d’appalto. Almeno uno dei misuratori elettronici è finito a Oria, in uso ai vigili dell’allora comandante Emilio Guido (incaricato fiduciario dell’amministrazione dell’allora sindaco Cosimino Moretto). Quarantotto di questi autovelox, maneggiati con cura da personale della ditta Garda segnale, erano tarati per rilevare la velocità di transito dei veicoli al rialzo del 15-17 per cento rispetto a quella reale. Stando a quanto accertato dalle fiamme gialle, nei verbali notificati agli ignari automobilisti comparivano sempre e comunque i numeri di matricola degli unici due apparecchi omologati, che dunque avevano il dono dell’ubiquità: così, almeno in teoria, la contravvenzione non era contestabile. Per fortuna, vuoi per un motivo vuoi per un altro, più di qualcuna fu annullata già allora. Inoltre, per ognuna di queste contravvenzioni, alla ditta concessionaria sarebbe spettato un corrispettivo pari a lire 26.400 per importi inferiori a lire 220.000 e di 74.400 per importi superiori a lire 220.000. Percentuali sugli incassi spettavano pure a funzionari e amministratori pubblici compiacenti (367 quelli coinvolti, su 146 amministrazioni comunali e 558 persone denunciate). Il tutto, per un totale di 82mila multe per eccesso di velocità elevate lungo l’intera Penisola e incassi complessivi del valore di 11 milioni e mezzo di euro. Decisamente un bel pastrocchio in cui Oria pensò bene di gettarsi a capofitto. Più o meno questo, tornando a “Cesare”, denunciavano i Ds dell’epoca, che non corrispondono in toto al Pd di oggi e avevano in Lorenza Conte (in foto) il capogruppo consiliare (alleghiamo nelle immagini i volantini fatti stampare e diffusi nel 2002). Al tempo, però, Oria aveva svoltato. Dopo dieci anni di centrosinistra, la stragrande maggioranza degli elettori preferì il centrodestra di Cosimino Moretto (sindaco), Mimino Pomarico (vicesindaco per quasi due anni), Mimino Ferretti (presidente del consiglio comunale), ecc. I Ds erano il passato alle spalle, le solite polemiche strumentali, si fece pensare e si pensò. In pochi - dissero le urne - erano ancora disposti a dar loro credito. Il clima, specie a palazzo di città, era avvelenato. E infatti partirono le ripicche e finanche le denunce all’indirizzo di quei dipendenti comunali – poi, atti alla mano, sempre assolti dalla magistratura - legati al vecchio “regime” guidato dal sindaco Sergio Ardito (ora nel Pd a sostegno di Pomarico, passato al centrosinistra). A distanza di quasi due lustri, onestà intellettuale impone - in relazione a questo fatto specifico, è pacifico - di rendere a Cesare quel che di Cesare era già nel 2002 (per comprendere meglio, leggere i volantini cliccando sulle immagini).

Eliseo Zanzarelli

L'INVIDIA È UN SENTIMENTO, PERLOPIÙ ELETTORALE


ORIA - L'invidia – piaccia o no - è un sentimento. Con due accezioni, secondo il dizionario Sabatini Coletti – Corriere della Sera (è possibile consultarlo direttamente da ilControvento.it, colonna destra). La prima è negativa: sentimento astioso che una persona ha verso gli altri, e spec. verso ciò che reputa il loro pregio o le loro fortune (morire d'invidia; rodersi dall'invidia). La seconda è positiva: sentimento sincero di ammirazione (ha una resistenza da fare invidia; persona o cosa che desta ammirazione: ha una casa che è l'invidia di tutti). Per la dottrina cattolica, inoltre, l'invidia è uno dei sette peccati capitali.

Questa breve premessa prima di qualche considerazione che mi sono trovato a fare oggi, dopo essere stato a parlare con della gente in un bar davanti a cornetto e cappuccino. Come va, come non va, c'è crisi, bisogna stringere la cinghia e fare sacrifici e così via. Gira e rigira, ci si è ritrovati a discutere – figurarsi - di politica, nel bene e soprattutto nel male. In fondo, me lo aspettavo. Oddio, dire che si sia parlato di politica è un po' generalizzare. Più che altro si è discusso di politici o presunti tali, insomma comunque di elezioni, che ormai sono dietro l'angolo con tutto ciò che il caso comporta.

Il perché della premessa è presto spiegato: molti dei temi a proposito di questo e quel candidato, di questo e quel partito o movimento politico, mi sono sembrati un filo mossi dall'invidia, che spesso procede di pari passo (e fa pure rima) con la perfidia.
Dire che non voterai Tizio perché s'è fatto la macchina nuova dopo essere stato eletto con i tuoi voti – mi consentirai - pare pura espressione d'invidia; magari sarebbe più comprensibile dicessi, invece, che non voterai Tizio perché è un incapace, bada ai fatti suoi, non pensa ai problemi della gente e della città, ecc.

Dire che non voterai Caio perché, anziché entrare in questo o quel partito, s'è fatto un movimento tutto suo per scattare consigliere comunale, senza aggiungere alcun'altra ipotetica argomentazione valida, mi pare altrettanto pura espressione d'invidia.

Dire di Sempronio che è un furbacchione, sempre senza ulteriormente argomentare, che si sta facendo pubblicità giocando sul populismo e le trovate pubblicitarie ecc. ecc., mi pare sempre un tantino invidioso.

Dire che Tizio e Caio sono troppo in là con l'età, quindi non li voti, che Sempronio invece non è esageratamente vecchio ma è inesperto, quindi non lo voti, mi pare un po' inconsistente e forse pure in questo caso frutto d'invidia perché tu sei giovane e non ti candidi perché pensi di non farcela a conquistare il consenso che serve per essere eletto.

Questo, per riportare soltanto alcune delle “tesi” che mi è toccato ascoltare e ribattere, al di là di quale tra i candidati fosse oggetto di sterile critica, stamattina al bar, davanti a cappuccino e cornetto più amari di come li ricordavo (anche se, almeno, gentilmente offerti).

Come evidente, non avevo per nulla in mente la seconda delle accezioni d'invidia (quella in positivo), solo la prima e quella cattolica: come tanti, forse tutti, avrò mille difetti, ma non sono invidioso, sarà per questo che gli invidiosi proprio non li sopporto e mi pare di “annusarli” già a miglia di distanza. Quando riesco, me ne tengo lontano. Data la facilità con cui proliferano, è difficile, però.

Eliseo Zanzarelli

L'immagine. Il dipinto "La Calunnia del Botticelli": La scena si legge da destra di chi guarda: sul trono, re Mida affiancato da due figure femminili (Sospetto e Ignoranza); in piedi, davanti al re, vestito di stracci, il Livore stringe il polso della Calunnia che trascina, del tutto indifferente, la propria vittima; Invidia e Frode le ornano i capelli. Alla loro sinistra, una vecchia, simbolo della Penitenza, rivolta verso la Verità, che è nuda.

17/03/11

FERRETTI E MAGDI CRISTIANO ALLAM, CHI L'AVREBBE MAI DETTO?

ORIA – Qualche giorno fa abbiamo ricevuto e pubblicato (leggi QUI) il comunicato di “Io amo l’Italia” che indicava nel sindaco uscente Cosimo “Mimino” Ferretti e nell’assessore uscente Angelo Mazza i massimi referenti – rispettivamente provinciale e cittadino - del movimento, che fa capo all’europarlamentare Magdi Cristiano Allam. Quest’ultimo, almeno a livello locale, lo si ricorda per aver sposato da subito, appieno e incondizionatamente, la causa dell’oratorio “Saremo il nuovo giorno” (Sing) quando nel 2010 fu, di fatto, sfrattato da parco Montalbano per mano dell’amministrazione comunale. Era appena l’anno scorso e Allam espresse tutto il disappunto possibile e immaginabile nei confronti di quell’amministrazione “così insensibile”. Proferì parole di stupore misto a disprezzo umano e politico all’indirizzo dei responsabili di quell’immane provvedimento. Di quell’amministrazione erano parte integrante, appunto, il sindaco di allora Ferretti e l’assessore di allora Mazza. Peraltro, in precedenza, Allam fu a Oria per ritirare il premio “Donato Carbone”. Il sindaco Ferretti, nonostante fosse stato invitato con largo anticipo, non si presentò alla Festa di Don Bosco (31 gennaio 2010) perché in ben più importanti faccende politiche affaccendato (fu questa la giustificazione da lui addotta). L’assenza del primo cittadino non piacque più di tanto ad Allam, che se ne stupì e tenne a sottolinearla. Dopo lo sfratto, come noto, il Sing è stato trasferito nei locali (quarto piano, senz’ascensore) del comprensorio comunale di via Frascata. L’inaugurazione è caduta nell’ottobre 2010. C’erano il presidente della Provincia Massimo Ferrarese e, indovinate un po’?, il buon Magdi Cristiano, ma non Ferretti. È utile (?) ricordare come anche in quest’altra occasione Allam si fosse dichiarato molto deluso dall’assenza del sindaco, che era ancora in carica (sarebbe “caduto” a metà dicembre causa le dimissioni di 11 consiglieri comunali). Chi l’avrebbe mai detto, allora, che a distanza di appena cinque mesi l’opinione che l’europarlamentare Allam si era fatto di quell’amministrazione - con quegli stessi sindaco e assessore oggi massimi esponenti brindisino e oritano di “Io amo l’Italia” - sarebbe cambiata così radicalmente? C’est la politique, mon ami.

Eliseo Zanzarelli

16/03/11

150° UNITÀ D'ITALIA, IL CONCERTO "ALLE STRETTE"

ORIA - Il concerto per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia è stato messo letteralmente alle strette: doveva tenersi presso il multisala Salerno ma, all'ultimo momento, è stato spostato presso la chiesa di San Domenico (giovedì 17 marzo ore 20), con tutte le conseguenze del caso. Problemi di spazio in primis. Lo spostamento è dovuto alla comunicazione in extremis da parte dei proprietari agli organizzatori dell'indiponibilità del multisala: il 17 marzo è festivo e la convenzione (per di più scaduta) tra il il Comune e la proprietà del cine-teatro prevede che nei giorni festivi le sale non siano a disposizione per le iniziative pubbliche, quale appunto il concerto per i 150 anni dell'Unità. Concerto di una certa portata, peraltro, che vedrà protagonisti l'associazione culturale-musicale "Progetto artistico oritano", il coro polifonico della basilica cattedrale "Maria Santissima Assunta", il coro polifonico "Andrea Dello Monaco" dei Padri rogazionisti e il coro polifonico parrocchiale di Maruggio. Tanta roba, insomma. Ma facciamo un po' di conti della serva: i cori più la banda del Progetto artistico contano complessivamente qualcosa come 120 componenti; ammettiamo che ciascun componente porti con sé almeno due familiari (anche se effettivamente potrebbe portarne di più), quindi 2 per 120 fa 240; 240 più 120 fa 360 persone almeno stipate nell'angusto spazio della chiesa di San Domenico. Disagio assicurato, quindi, per cittadini e organizzatori dell'associazione turistica "VisitOria" e dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano della provincia di Brindisi. Qui non s'intende criticare la scelta, più che legittima ma forse un filo inopportuna, dei proprietari del multisala. D'altra parte la famiglia Salerno, pur tra mille difficoltà, conduce al meglio un'attività che, grazie a loro impegno e lungimiranza, oggi può dirsi di successo. Tuttavia, da imprenditori sì, ma sensibili e legati al territorio - quali i Salerno indubbiamente si sono dimostrati in passato - in quest'occasione sarebbe stato altrettanto legittimo aspettarsi qualcosa di più. In fondo, i 150 anni dell'Unità cadono una volta sola e, al massimo, una situazione simile potrebbe verificarsi nuovamente tra mezzo secolo...
Eliseo Zanzarelli

13/03/11

IL BUON ESEMPIO DI RICHETTI, IL POLITICO ANTI-CASTA: "BASTA COI VITALIZI PRIVILEGIATI"


ORIA - Guardate bene quest'uomo in foto. Certo, magari semplicemente a guardarlo non esprime granché. Quest'uomo è un politico, ma non uno dei soliti politici tromboni. Giovane, a 37 anni presidente del consiglio regionale dell'Emilia Romagna, ma soprattutto anti-casta e non solo a parole. È uno dei cosiddetti "Rottamatori" del Pd, assieme al sindaco di Firenze Matteo Renzi (36 anni) e al consigliere regionale lombardo (sempre 36 anni) Pippo Civati. Qui non c'importa di che colore politico sia, comunque. C'importa come la pensa e, soprattutto, cosa fa. Meglio, cos'è riuscito a fare, cioè far approvare all'unanimità dall'intera assemblea che presiede la riforma dei vitalizi: dalla prossima legislatura i consiglieri regionali dell'Emilia Romagna non otterranno più la pensione appena dopo due mandati, ma soltanto quando avranno raggiunto l'età pensionabile, come tutti i comuni "mortali". Di più, Richetti si è pure premurato di spedire copia del provvedimento ai presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, ché non si sa mai possano ispirarsene a proposito dei parlamentari. Questi ultimi, per chi non lo sapesse, maturano il diritto a un vitalizio niente male (qualcosa tipo 3mila euro mensili a salire con l'andar del tempo) già al primo mandato dopo due anni, sei mesi e un giorno. Privilegi da casta pura, a maggior ragione se si considerano le difficoltà temporali e burocratiche che i cittadini normali - sempreché ci riescano - si trovano a dover affrontare prima di poter ottenere la propria, spesso miserrima, pensioncina maturata dopo decenni di fatica e sacrifici. Perciò, Richetti non avrà cambiato il mondo e, sebbene la sua iniziativa non ci riguardi propriamente da vicino (in attesa che pure in Puglia si passi dalle parole ai fatti), è innegabile che gente così vada elogiata e - chi ha orecchi per intendere, intenda - presa a mo' di esempio, al di là dell'appartenenza politica.

Eliseo Zanzarelli

11/03/11

TEMPO DI DERBY: ORIA-FRANCAVILLA PER IL LICEO SCIENTIFICO TECNOLOGICO


ORIA – Dopo il derby delle fiere Oria-Torre, ecco Oria-Francavilla, in parte pure Francavilla-Francavilla, per il liceo scientifico tecnologico o di scienze applicate che dir si voglia. L'indirizzo tecnologico c'è a Oria (presso lo scientifico che è accorpato comunque al classico Lilla di Francavilla) ma non nella limitrofa Francavilla che, però, lo accoglierebbe volentieri per ampliare l'offerta formativa della città e dello scientifico Ribezzo in particolare. Del caso, come noto, si è occupata la giunta provinciale che, in un primo momento, aveva espresso parere favorevole all'apertura di una sezione di scienze applicate a Francavilla, poi è tornata sui propri passi conformandosi all'orientamento iniziale della Regione: aprire una seconda sezione di scienze applicate, a soli sei chilometri (tanto dista Francavilla da Oria) da quella già esistente, genererebbe un'evitabile concorrenza tra i due istituti interessati. È per questo che è nato il maxi-derby Oria-Francavilla e Francavilla-Francavilla (dato che il classico Lilla è parte interessatissima). La questione finisce qui, si potrebbe pensare. Ma a tutt'oggi del “diman” - cosa succederà all'apertura dell'anno scolastico 2011-2012 o 2012-2013? - non v'è certezza. Da ricordare e sottolineare è come l'affaire scientifico tecnologico, nel frattempo, sia finito in politica. Mimino Pomarico (espressione nonché assessore dello schieramento che da 2009 guida la Provincia) prima di accettare la candidatura a sindaco di Oria è stato categorico nel porre due condizioni: “no” alla discarica consortile in agro oritano (almeno laddove è stata prevista, ndr); “no”, appunto, all'apertura della sezione di scienze applicate a Francavilla, quindi a discapito di Oria. Il fatto che poi abbia accettato di candidarsi a sindaco lascia presupporre che nel frattempo gli siano state offerte ampie garanzie per l'avveramento delle condizioni da lui stesso poste. D'altra parte, in caso contrario, i suoi proclami potrebbero tranquillamente essere inquadrati in una operazione di “tafazzismo” senza o con pochissimi precedenti. La cosa certa - in attesa di poter leggere documenti ufficiali (attestanti che no, scienze applicate non apre o che sì, apre) - è che le preiscrizioni per il nuovo “fantomatico” indirizzo del Ribezzo sono partite eccome, sebbene non si sappia ancora che fine siano destinate a fare. Lo ha confermato in un'intervista - andata in onda oggi (11 marzo 2011) nel corso del tg di TeleRama - il dirigente scolastico dello scientifico francavillese Vincenzo Ignazzi, il quale è parso possibilista circa l'avvio del corso di studi (dato che le preiscrizioni continuano ad arrivare e si attendono ora quelle di Oria, appunto, ed Erchie). Il dubbio che sorge, a questo punto, è se la questione non sia stata oltremodo politicizzata. Che la decisione della Provincia di ritornare sui propri passi (dicendo “no” dopo aver detto “sì”) sia stata un tantino tardiva? E se lo scientifico tecnologico aprisse i battenti a Francavilla soltanto a partire dall'anno scolastico 2012-2013, cioè a campagna elettorale ed elezioni finite? Chissà.
Eliseo Zanzarelli

(nella foto, di qualità discutibile, il liceo scientifico Ribezzo di Francavilla)

09/03/11

LE ELEZIONI, IL NATALE AL CONTRARIO


ORIA – Riflettevo. Riflettevo chiedendomi come mai ogniqualvolta ci si avvicini alle elezioni, specie quelle amministrative meglio se comunali, l'aria si appesantisca. Lo notavo stamattina appena uscito di casa per andare alle poste. Il mercoledì è giorno di mercato, che si tiene proprio dalle parti di casa mia. È quindi il mercoledì che qui – periferia gli altri giorni piuttosto tranquilla, ufficio postale a parte – ti capita di poter incontrare la città o, a seconda delle circostanze, più semplicemente il paese. È zigzagando tra le bancarelle, salutando qualche conoscente qui e là, prima di imbattermi nella consueta coda per pagare il mio bollettino, che mi sono detto: “Eh sì, ci siamo proprio, se non è già campagna elettorale lacrime e sangue, quantomeno ne è un abbozzo”. Infatti, dopo i convenevoli di routine con questi miei conoscenti – “Ciao, come stai? Tutto a posto? Si tira, non ci lamentiamo, ecc.” - i discorsi sono andati tutti a parare sulla cosiddetta politica: “Cumpa', ma timmi 'na cosa – indiscreta pausa di suspence - tu cu ci la vai alli elezioni? Ma c'ha vistu cuddu? Ma no si ni virgogna nu picca?”. E così via. Posso dire di aver registrato consensi e dissensi trasversali, questo sì. Qualche curiosità qui e là. Molte, moltissime critiche quando non propriamente “butti ti vilenu” (rende meglio l'idea) all'indirizzo di questo e quello. Diversi: “Iu stavota mi stou propria a casa mia ca dà so tutti pagliacci”, o qualcosa del genere. C'era pure - mi è stato riferito e, quindi relata refero - chi già al mercato (oggi per la verità non molto affollato di gente e mercanti causa freddo, credo) faceva propaganda per conto di Tizio e Caio. Se ho incontrato pure qualche accanito sostenitore di Tizio, Caio o Sempronio? Chiaro che sì, ci mancherebbe. Una cosa, però, mi ha colpito: il fatto che spesso non parlassero tanto dei motivi per cui sarebbe giusto votare il proprio preferito, ma piuttosto dei motivi per cui sarebbe ingiusto votare a seconda Tizio, Caio o Sempronio. Il principio del “meno peggio”, ho sintetizzato tra me e me.
Finalmente, dopo essermi comunque con interesse intrattenuto fuori, sono entrato alle poste con il bollettino tra le mani e ancora un po' di pazienza per affrontare una coda che, per fortuna, avevo immaginato più lunga. Qui, ma in fondo questo me lo aspettavo, ho trovato più o meno la stessa situazione di fuori. Certo, con un po' più di contegno, ché l'ambiente è chiuso, ma più o meno la stessa: “Ciao cumpa', comu sciamu? Bueni, grazi. Ma tu a ci sta vueti? Ce lu sai ca cuddu è vinutu ti casa cu mi cerca lu votu? Ma cu ce facci, ticu iu toppu ca l'agghiu vutatu l'atra vota e non c'è sirvutu a nu c.... (bip)? Ca poi agghiu saputo ncerti cosi...Mo pruvamu cu l'atri, ci sapi ca...”. Empirismo, errori e tentativi della preferenza, mi è venuto stupidamente da pensare.
Infine, quasi salvifico, è giunto il mio turno e, quando mi sono affacciato allo sportello, il mio bollettino sembrava quasi essere uscito dalla centrifuga. Un po' come la mia testa che alla fine della fiera – anzi, del mercato - è riuscita appena a partorire questa banale conclusione: le elezioni qui sono un po' come il Natale, ma al contrario: diventano tutti una punta più cattivi. Mi sono immaginato anche i candidati sindaco vestiti da Babbi Natale, col sacco pieno di promesse (da scambiare con i voti), e i candidati consiglieri comunali come renne a tirare le slitte. Poi passa, mi son detto. Come a Natale. Così, zigzagando tra le sparute bancarelle, la ricevuta del bollettino a mo' di stella filante in tasca (ci sta pure bene come periodo), con questa immagine davanti agli occhi, me ne sono tornato alle mie occupazioni. Ché la metà, forse, oggi mi sarebbe bastata.

Eliseo Zanzarelli

07/03/11

REPLICA A TITTI FILOTICO A PROPOSITO DI COERENZA


ORIA - Caro Titti (Filotico),

come sempre, ho ricevuto e pubblicato con piacere la tua lettera aperta (piuttosto, la prossima volta, se ti va, allega anche una tua foto, in archivio non ne ho). Con altrettanto piacere rispondo alle domande che hai posto a me, in realtà ponendole intelligentemente a tutti i lettori. Perché so, Titti, come questo tipo di discussioni ti affascini e coinvolga. So pure che, come me del resto, speri che sul tema intervenga ed esprima la propria opinione, per quanto discosta dalla tua possa essere, il maggior numero di cittadini. Tornando agli interrogativi da te posti, che giro volentieri quindi a tutti quelli che li avranno letti, li ripropongo qui di seguito con in calce il mio punto di vista: converrai con me sul fatto che, su questi temi, si può avere ciascuno il proprio punto di vista, non di certo la verità rivelata. Opinioni, di questo in fondo si tratta, come tali sostenute dalle più svariate convinzioni e argomentazioni.

Domande:
a) Ha senso, oggi, parlare di coerenza quando questa rischia di divenire pratica dell'obbedienza a tutti i costi a tutti i capi e capetti di ogni segno e colore? E se ha senso dove vanno a finire i dubbi ed il diritto alla critica in un mondo in cui tutto è bianco o nero? Personalmente preferisco praticare il diritto di avere dei dubbi e di poter (ogni tanto, sia chiaro) praticare la “coerenza dell'incoerenza” intesa come diritto di falsificare la realtà per metterla in dubbio e ricostruirla come ci ha insegnato Karl Popper.

b) In un mondo nel quale tutto o è bianco o è nero permetterai che molte persone abbiano dubbi e non sappiano quale è la loro collocazione in un panorama politico nel quale vige il principio "chi non è con me è contro di me"? In questa prospettiva condivido pienamente quanto scrive il mio amico Fistetti e che potrebbero tranquillamente sottoscrivere tante altre persone di destra e sinistra. Le persone, le storie, le scelte, a mio parere, vanno collocate in un contesto storico e spazio-temporale che difficilmente possono essere semplificati in una prospettiva riduzionista. Non escludo (e sarei uno stupido se lo escludessi) che per qualcuno le ragioni del cambiamento possano essere legate a logiche di potere e di trovare posizioni di rendita politica. Poiché non ne ho la certezza e la prova, per cui consentimi di coltivare il dubbio.

Risposta:
a) e b) Credo che di coerenza sia giusto parlare sempre, a prescindere dall'ambito politico dove, peraltro, al di là di simboli e slogan, essa dovrebbe costituire l'humus di ogni discorso, proclama e, in sede amministrativa, azione. Concordo con te quando denunci il principio, purtroppo sempre più attuale, del “chi non è con me è contro di me”. Concordo pure quando sostieni che le persone, le storie, le scelte vadano necessariamente contestualizzate. E infatti, con l'ormai famigerato “post” sui cambi di casacca, torno a precisare, non intendevo in alcun modo fare di tutta l'era un fascio o liquidare in due righe le posizioni dei politici chiamati in causa. Più semplicemente, mettiamola così, ho voluto mettere in risalto come, per le più svariate e magari giustificabili ragioni, chi ieri stava di là, oggi si ritrova di qua. Ciò, in assoluta buona fede: difatti e non caso, ho messo a disposizione di tutti gli interessati l'indirizzo mail ilcontrovento@libero.it. Il professore Fistetti, giustamente, se n'è servito per specificare qual è stato il percorso politico, morale e personale che l'ha condotto a sposare diverse cause e simboli e, per quanto ci riguarda più da vicino, a sostenere alle prossime amministrative il candidato sindaco Mimino Pomarico. Quello stesso Pomarico che, nemmeno due anni fa, aveva contrastato alle provinciali assieme al suo schieramento d'appartenenza (Sinistra-sinistra, dura e pura, contro ibrido Laboratorio Brindisi di Ferrarese). Quello stesso Pomarico vicesindaco in quota Forza Italia che, non più di due lustri fa, aveva aspramente criticato (poi ricambiato) per una presunta mala gestio amministrativa del Comune di Oria. E allora, secondo me, caro Titti, delle due l'una: o a livello locale le ideologie non contano e le alleanze si fanno su base personale e programmatica; o le ideologie contano eccome pure a livello locale, e le alleanze con soggetti ideologicamente distanti vanno, appunto, giustificate quantomeno sulla base dei programmi (dicendo chiaramente quali sono i punti unificatori). Altrimenti, caro Titti, come disse un amico mutuando l'espressione da un altro suo amico, qui si rischia di trovarci in un contesto di “globalizzazione dell'incoerenza” che, mi permetterai, non rende onore ai politici locali ma nemmeno, soprattutto, ai cittadini, posti dinanzi a scenari quantomeno confusi. Parli di diritto di critica e m'inviti a nozze. Si avrà pure il diritto di criticare, pur semplicisticamente, da profani e senza tessere di partito, o al limite evidenziare la condotta dei politici, di questo e quello schieramento, che come tali sono personaggi pubblici e dunque più sensibili a finire sotto la lente d'ingrandimento dei cittadini?

Domanda:
c) Quali sono, oggi ed in Oria ed in Italia i luoghi di aggregazione in cui esercitare il confronto ed il dibattito politico che è divenuto sempre più mediatico e basato sull'immagine piuttosto che sulla partecipazione e la responsabilizzazione dei cittadini? Dove sono oggi, se vi sono, le scuole di partito veri luoghi di formazione politica e partecipazione?

Risposta:
c) A domanda retorica, risposta scontata. I luoghi di cui parli, Titti, semplicemente non ci sono, quindi in un certo senso bisogna accontentarsi di quello che si ha a disposizione e sfruttarlo al meglio. In teoria, quei luoghi di aggregazione e dibattito potrebbero essere le sedi dei partiti che, però, come sappiamo, quando ci sono, tornato a popolarsi (di soli associati, con o senza tessera) soltanto sotto elezioni. D'altra parte, credo che questa situazione a qualcuno, in fondo, convenga. I giovani, e per tali intendo pure quanti non abbiano esperienze e contaminazioni politiche di sorta, nella situazione in cui si trovano – la disoccupazione in provincia di Brindisi, dati Osservatorio provinciale, sfiora il 30 per cento – pensano a tutto fuorché alla politica. E quando provano a dedicarsi alla politica, o vengono ricacciati indietro o, peggio, scendono in campo proprio per trovare occupazione e/o in qualche modo godere di eventuali rendite di posizione (di esempi, di persona, potrei fartene a bizzeffe). Ecco perché parlo di sfruttare al meglio ciò di cui si dispone, cioè (come noi adesso) internet e gli innumerevoli spazi d'opinione e confronto virtuali, per di più a costo zero. Dove ciascuno può esprimere la propria opinione in libertà e, in qualche modo fare o ricevere, formazione politica o civica (che è meglio).

Domanda:
d) Le coalizioni si fanno su programmi e progetti o, prima delle idee vengono le persone, le alleanze ed il consenso? Quali sono gli spazi di confronto tra le varie posizioni al di là di ogni possibile radicalizzazione e demonizzazione di chi non la pensa come noi?

Risposta:
d) Su questo punto credo di essermi già espresso, almeno in parte, ai punti a) e b), ma ci torno un attimo. Penso che le formazioni politiche, così come quelle associazionistiche, nascano per mettere assieme e tenere uniti gruppi più o meno estesi di persone che, appunto, in linea di massima la pensino in maniera simile su svariate tematiche. Quindi alla base c'è l'idea, ma può essere anche un programma condiviso, attorno alla quale le persone si stringono. Poi vengono, appunto, gli accordi con soggetti esterni, magari di altre formazioni partitiche, che non è un sacrilegio vengano spiegati e, se del caso, giustificati ai cittadini, specie a quelli più scettici.
Caro Titti, e concludo, non si può certo contraddire Benedetto Croce quando affermava che “solo i cretini non cambiano mai idea”, eppur tuttavia non per questo credo sia giusto privarsi del diritto di critica e della possibilità di chiedere che qualche dubbio sia fugato. E, in ogni caso, conosco diversi cretini, ma saranno certamente eccezioni che confermano la massima di Croce, che cambiano idea come le mutande al mattino. Con tutto il rispetto per le mutande.

Eliseo Zanzarelli

05/03/11

NUOVA REPLICA A FISTETTI: "SPERO ANCHE POMARICO SI SIA RICREDUTO SU DI LEI"


ORIA - Replico nuovamente a Fistetti per mettere, come da lui fatto, i cosiddetti puntini sulle "i" per quanto attiene alla mia persona e alla mia personalità. Premetto e sono sincero nel farlo che, ironia e seriosità a buon mercato a parte, il fatto che uno studioso e intellettuale quale il professore è, ma nessuno lo mette in dubbio, replichi sulle colonne di una testata giornalistica online a un giovane cittadino (giornalista è altro da questo) è qualcosa di apprezzabile e apprezzato. Per dire, tanti altri non lo fanno e anzi preferiscono snobbare, magari perché privi di argomentazioni, idee, passioni e argomentazioni. Chissà.

Egregio professore,

prendo atto nuovamente, e hanno la possibilità di farlo pure i nostri lettori, del cui numero e della cui attenzione non posso lamentarmi affatto, delle sue dichiarazioni. Registro con franco candore le sue professioni di coerenza perchè, come lei dice tra le righe, a nessuno è dato giudicare l'animo degli altri meglio dei diretti interessati. Questa mia, lungi dall'esporle una stucchevole per quanto breve biografia professionale, pubblicistica e personale, mira a chiarire solo qualche dettaglio e inesattezza. Intanto, se la mia ambizione fosse quantomeno pari a quella di qualcun altro che opera nel mio stesso ambito, pur avendone la possibilità (e alcuni dicono, i mezzi), sfrutterei ogni spiraglio possibile per conquistare fama (quella sì, a buon mercato) e simpatie. Chiaro è che, se qualora così fosse, sarebbe pienamente legittimo, ma così non è, glielo dico sommessamente, e chi mi conosce davvero può confermarglielo. Tornando a noi. Sia chiaro, quello che fa nella vita e gli ideali, condivisibili o meno, ma da me in buona parte condivisi, per cui si spende e si è sempre speso, sono fuori discussione. Ma permette che un personaggio pubblico, quale lei indubbiamente rappresenta, possa ogni tanto finire sotto la lente d'ingrandimento della critica? Rispondendole per "fatto personale", credo da non ignorante e soprattutto in
bona fides, invero ho inteso esprimerle dubbi e perplessità di cittadino e suo potenziale elettore, prim'ancora che aspirante giornalista non ambizioso. Guardi, per come lo intendo io, il delicato e spesso infido ruolo di cosiddetto operatore dell'informazione, o per essere più moderni di "media", che si occupi di cronaca, attualità, sport o editorialismo, null'altro rappresenta se non, appunto, farsi portavoce di dubbi, curiosità, istanze, esigenze e opinioni della gente. Per questo rifuggo, pur con tutto il rispetto e l'umana comprensione, la figura del "giornalista" da talk show e, in generale, da avanspettacolo. Non mi si addice e confà, tutto qui. L'ambizione di emergere potrebbe portare a questo, ma non è questa la mia ambizione. La mia ambizione, ma credo quella di chiunque purché sospinto da sani principi, ideali e passioni, è quella di potermi spendere, nei limiti delle mie possibilità e capacità - e lei da studioso e filosofo di fama credo possa comprendermi meglio di altri -per migliorare il "vasto mondo" in cui mi trovo a vivere. E in ciò, la mia "via" non è l'ambizione per l'ambizione, pur dentro a un periodo in cui l'ego e il personalismo la fanno da padroni, ma il mettermi a disposizione facendomi per quanto possibile interprete e portavoce curioso e, all'occorrenza, pungente e polemico. Per questo, e solo per questo, le ho posto quelle semplici domande, tematiche macropolitiche a parte, a cui lei ha usato la cortesia di rispondere, e torno a ringraziarla per questo. Per questo, prendo atto, assieme a chi ci legge, della sua rivalutazione del politico Pomarico, nonostante le polemiche ferro ignique del passato. Ora, per il bene della coalizione di centrosinistra di cui lei e Pomarico siete e sarete punte di diamante, mi auguro che, al suo pari, anche il candidato sindaco abbia cambiato opinione e punti di vista nei suoi confronti. Per rinfrescare la memoria, non sua né di Pomarico ma dei lettori, come mia abitudine, allego un documento (dal titolo "Loro non ci fermeranno") in cui l'attuale candidato sindaco del centrosinistra rispondeva alle sue critiche solo qualche anno addietro, sebbene sembrino trascorsi già dei secoli da allora.

Saluti.
Eliseo Zanzarelli

EDITORIALE. REPLICA ALLA RETTIFICA DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE FISTETTI


ORIA - In riferimento a questo post, dopo aver tenuto fede alle mie convinzioni di anti-censore a tutti i costi, pubblicando integralmente una certa "rettifica", replico per "fatto personale", come consentito per esempio in consiglio comunale e provinciale, dove l'autore della "rettifica" in questione, non a caso, siede (tra le immagini, oltre alla mia foto perché non disdegno metterci la faccia, alcuni documenti la cui funzione emergerà di qui a breve):

Egregio professore,

mi vedo costretto, mio malgrado, a replicare alla Sua (d'ora in avanti, "Lei" minuscolo per comodità espositiva, non me ne voglia) “rettifica”. Virgoletto in quanto, come evidente, se n'è servito solo in parte per rettificare il contenuto di un semplice “post” che –
ab origine, come peraltro messo in chiaro - non nutriva pretesa alcuna di compendiare in men che non si dica la storia politica sua personale, di Oria e d'Italia. Per la restante parte, probabilmente per deformazione professionale, se n'è invece servito per salire in cattedra e dar lezioni bacchettando a destra e a manca, anzi solo a manca.
Ora, è ben possibile che il sottoscritto non conosca la storia politica di sinistra come potrà conoscerla e magari insegnarla lei. È altrettanto probabile che ciascuna delle personalità, più o meno eccelse, chiamate a farle compagnia in quell'articolessa, nell'intimo del rispettivo animo, abbia cambiato sponda sospinta dai più nobili ideali e convinzioni possibili e immaginabili. Resta il fatto che, dall'esterno - a noi comuni mortali e popolani, qui ai piedi della sua torre d'avorio - ciò che appare lampante è, puramente e semplicemente, l'avvenuto cambio di casacca. Proprio in quanto materia delicata, potenzialmente in grado di urtare la sensibilità e stuzzicare la suscettibilità dei diretti interessati, non a caso a margine del “post” è stato messo a disposizione l'indirizzo mail per eventuali rettifiche, smentite, precisazioni e quant'altro. Con una buona dose di umiltà, che non guasta mai, e il giusto distacco, peraltro testimoniato dalla trasversalità dei nominativi elencati.
È per questo, professore, che davvero non mi capacito delle parti in cui, rettificando a suo modo, lei ha accennato a “gossip”, “malafede” e addirittura “crassa ignoranza” e “insipienza”. Perbacco!
Mi creda, professore, non avrei mai replicato alla sua "crassa intellighenzia", limitandomi a pubblicare la sua rettifica, se lei non avesse puntato il dito direttamente contro “il firmatario della nota” (ossia il sottoscritto), dandogli - in maniera del tutto gratuita, aggravata dalla mancante conoscenza personale - dell'ignorante, lettore di soli giornali ecc. ecc.
Mi perdonerà se non ho letto la sua pubblicazione - ma non credo di essere il solo -, a quanto lei sostiene indispensabile per conoscere davvero la storia politica locale e nazionale tout court, e che peraltro da lettore (anche di giornali) vorace e “onnivoro” aggiungerei volentieri alla mia personale biblioteca ricca e ben assortita.
Lungi dal voler polemizzare, registrata e pubblicata
sine censura la sua professione di coerenza, da giornalista (o giornalaio, o semplice cittadino, se le pare) le pongo alcune semplicissime domande. Ovviamente non nutro la pretesa che lei risponda, in altre faccende affaccendato come credo che sia, ma da pubblicista oltreché politico navigato qual è, mi comprenderà se gliele pongo lo stesso. Le trova qui di seguito.

1) Lei è consapevole del fatto che la maggior parte di coloro che l'hanno votata, consentendole di sedere in consiglio provinciale, è davvero lettrice di soli giornali (da quel che traspare dalla sua “rettifica”, un grave deficit) o nemmeno di quelli e magari ignora pure la storia politica provinciale, oritana e italiana tout court?

2) Lei è consapevole del fatto che chi l'ha votata, riponendo in lei fiducia e speranze di sinistra in alternativa e contrapposizione al Laboratorio Brindisi (oltreché al centrodestra), non l'avrebbe mai immaginata né forse voluta vicina alle posizioni del presidente Ferrarese e della sua maggioranza?

3) Lei è consapevole di come la coalizione che, salvo smentita, alle prossime amministrative oritane si accinge a sostenere rappresenti quanto di più eterogeneo e “incoerente” possa, pur da ignoranti di storia politica locale, esistere?

4) Lei è consapevole della provenienza e della storia politica del candidato sindaco (Mimino Pomarico) che il “suo” partito si appresta ad appoggiare? Lei ricorda le invettive del suo "L'Illuminista", che allego qui nelle immagini (cliccare per ingrandire), nei confronti di quella stessa persona che il 15 e 16 maggio sarà, torno a ripetere, il "suo" candidato sindaco? A proposito, che fine ha fatto "L'Illuminista" che, secondo quanto lei scriveva, avrebbe dovuto "combattere le tenebre di questa ignoranza e di questo analfabetismo culturale)"? "L'Illuminista" è sparito dalla circolazione perché ha raggiunto il suo scopo? O gli oritani, nel frattempo, ormai fuori dalle tenebre dell'ignoranza, hanno forse cominciato a dedicarsi a pubblicazioni ben più corpose e dotte per comprendere la storia politica locale e nazionale tout court? Rimanendo in tema di Illuminista e sedicenti novelli illuministi, nell'immagine qui a lato mi sono preso la briga d'inserire anche una simpatica quanto emblematica vignetta in cui si derideva un'altra meno aulica iniziativa editoriale del periodo. Dà l'idea di quale fosse, in generale, il modus operandi di quella fausta pubblicazione ch'è stata "L'Illuminista": cioé, il perfetto stile Marchese del Grillo di un indimenticabile Alberto Sordi quando, recitando, diceva ai popolani: "Me dispiace, ma io so io e voi non siete un 'bip'"(ché tra persone educate questi termini poco aulici non si usano).

Sono quattro, brutto numero. Gliene faccio un'altra e arriviamo a cinque.

5) Ricordo ancora come nel 2006, nonostante le mie giovane età e insipiente ignoranza, quando il centrosinistra non convergette sul suo nome quale candidato sindaco, lei ebbe a ritirarsi piccato dalla contesa (rifugiandosi sulla sua torre d'avorio?) facendo mancare il sostegno all'allora candidato sindaco del centrosinistra, peraltro – le cronache raccontavano - indicato democraticamente a maggioranza dal resto della coalizione.
La vedremo mai candidato consigliere comunale, provinciale, insomma a prendere direttamente i voti scendendo in piazza tra la gente, anziché di volta in volta candidato sindaco, presidente, ecc.?

Concludo qui, sebbene potrei continuare ancora, pur dal basso della mia crassa ignoranza. Mi scuserà per la prolissità, esimio professore, ma il delitto di lesa maestà non mi risulta sia ancora vigente in Italia. Pensi che le mie crasse reminiscenze mi riportano indietro a un esame di Diritto romano: Lex Iulia Maiestatis, ma si era nell'XIII secolo a.C...

La saluto crassamente.

Eliseo Zanzarelli

04/03/11

LA SPARATA DI VITALI, ANCHE I “PEONES” NEL LORO PICCOLO ESAGERANO...


ORIA - “Vitali, figura di m....” titola in maniera piuttosto colorita in prima pagina l'edizione di Senzacolonne, diretto da Gianmarco Di Napoli, in edicola oggi. Il riferimento è al disegno di legge (ddl) in tema di prescrizione breve presentato ieri alla Camera dal deputato azzurro francavillese, già sottosegretario alla Giustizia, che dalla stampa nazionale e non solo in questa circostanza è stato etichettato sic et simpliciter come “peon”.
Aperta parentesi. Il termine, mutuato dalla lingua spagnola, indica i manovali, i braccianti e anche le pedine (i pedoni) degli scacchi. Da qualche tempo a questa parte è diventato di uso comune in politica, dove sono indicati quali “peones” quei parlamentari – manovali, braccianti o semplici pedine disposte lungo la scacchiera a disposizione dello scacchista di turno – dallo scarso peso decisionale il cui compito, specie a seguito del “porcellum” (la legge elettorale che consente ai vertici dei partiti di comporre listini bloccati regione per regione e dunque, di fatto, nominare onorevoli e senatori), consiste principalmente nell'alzare la mano per garantire i voti necessari allo schieramento d'appartenenza. O, comunque, nell'intraprendere iniziative – come appunto i ddl – conformi alla linea del partito. Chiusa parentesi.
Da “peon” provetto, quindi, Vitali cos'ha fatto? S'è messo al lavoro e in un sol colpo nel ddl in questione ha provato a compendiare tutta una serie di provvedimenti che l'entourage tecnico-legale del premier Silvio Berlusconi, onorevole avvocato Niccolò Ghedini in primis, nel corso del tempo e a piccoli passi durante la legislatura, aveva pensato e proposto in tema sì di prescrizione breve, ma non solo. Da più parti si sostiene a uso, consumo e beneficio dello stesso presidente del Consiglio. Tra le idee apparse più strampalate nel ddl, quella di concedere agevolazioni processuali a incensurati e over 65 (e Berlusconi rientra a pieno diritto, finché condanna definitiva non dovesse inchiodarlo, in tutte e due le categorie), ma ce ne sono diverse altre bollate addirittura come "sconcertanti e prive di ogni logica" (leggi Qui). Chissà, magari Vitali ambiva a ricoprire nuovamente l'incarico di sottosegretario di Stato alla Giustizia, come già nel 2005, dopo la cosiddetta ex Cirielli, ingraziandosi le simpatie del capo del governo, fatto sta che ogni suo buon proposito è stato respinto al mittente nientemeno che da Berlusconi prima e Ghedini poi: il Popolo della libertà non sosterrà in parlamento il disegno legislativo firmato Vitali, che quindi è destinato all'oblio. Perché anche ai “peones”, seppure ligi alla causa e fedeli allo scacchista, può capitare di andare oltre...E allora, magari non avrà studiato a Oxford, ma il titolista di Senzacolonne è riuscito a sintetizzare in quattro parole quattro la figura del super “peon” Luigi Vitali da Francavilla Fontana.

Eliseo Zanzarelli




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