07/03/11

REPLICA A TITTI FILOTICO A PROPOSITO DI COERENZA


ORIA - Caro Titti (Filotico),

come sempre, ho ricevuto e pubblicato con piacere la tua lettera aperta (piuttosto, la prossima volta, se ti va, allega anche una tua foto, in archivio non ne ho). Con altrettanto piacere rispondo alle domande che hai posto a me, in realtà ponendole intelligentemente a tutti i lettori. Perché so, Titti, come questo tipo di discussioni ti affascini e coinvolga. So pure che, come me del resto, speri che sul tema intervenga ed esprima la propria opinione, per quanto discosta dalla tua possa essere, il maggior numero di cittadini. Tornando agli interrogativi da te posti, che giro volentieri quindi a tutti quelli che li avranno letti, li ripropongo qui di seguito con in calce il mio punto di vista: converrai con me sul fatto che, su questi temi, si può avere ciascuno il proprio punto di vista, non di certo la verità rivelata. Opinioni, di questo in fondo si tratta, come tali sostenute dalle più svariate convinzioni e argomentazioni.

Domande:
a) Ha senso, oggi, parlare di coerenza quando questa rischia di divenire pratica dell'obbedienza a tutti i costi a tutti i capi e capetti di ogni segno e colore? E se ha senso dove vanno a finire i dubbi ed il diritto alla critica in un mondo in cui tutto è bianco o nero? Personalmente preferisco praticare il diritto di avere dei dubbi e di poter (ogni tanto, sia chiaro) praticare la “coerenza dell'incoerenza” intesa come diritto di falsificare la realtà per metterla in dubbio e ricostruirla come ci ha insegnato Karl Popper.

b) In un mondo nel quale tutto o è bianco o è nero permetterai che molte persone abbiano dubbi e non sappiano quale è la loro collocazione in un panorama politico nel quale vige il principio "chi non è con me è contro di me"? In questa prospettiva condivido pienamente quanto scrive il mio amico Fistetti e che potrebbero tranquillamente sottoscrivere tante altre persone di destra e sinistra. Le persone, le storie, le scelte, a mio parere, vanno collocate in un contesto storico e spazio-temporale che difficilmente possono essere semplificati in una prospettiva riduzionista. Non escludo (e sarei uno stupido se lo escludessi) che per qualcuno le ragioni del cambiamento possano essere legate a logiche di potere e di trovare posizioni di rendita politica. Poiché non ne ho la certezza e la prova, per cui consentimi di coltivare il dubbio.

Risposta:
a) e b) Credo che di coerenza sia giusto parlare sempre, a prescindere dall'ambito politico dove, peraltro, al di là di simboli e slogan, essa dovrebbe costituire l'humus di ogni discorso, proclama e, in sede amministrativa, azione. Concordo con te quando denunci il principio, purtroppo sempre più attuale, del “chi non è con me è contro di me”. Concordo pure quando sostieni che le persone, le storie, le scelte vadano necessariamente contestualizzate. E infatti, con l'ormai famigerato “post” sui cambi di casacca, torno a precisare, non intendevo in alcun modo fare di tutta l'era un fascio o liquidare in due righe le posizioni dei politici chiamati in causa. Più semplicemente, mettiamola così, ho voluto mettere in risalto come, per le più svariate e magari giustificabili ragioni, chi ieri stava di là, oggi si ritrova di qua. Ciò, in assoluta buona fede: difatti e non caso, ho messo a disposizione di tutti gli interessati l'indirizzo mail ilcontrovento@libero.it. Il professore Fistetti, giustamente, se n'è servito per specificare qual è stato il percorso politico, morale e personale che l'ha condotto a sposare diverse cause e simboli e, per quanto ci riguarda più da vicino, a sostenere alle prossime amministrative il candidato sindaco Mimino Pomarico. Quello stesso Pomarico che, nemmeno due anni fa, aveva contrastato alle provinciali assieme al suo schieramento d'appartenenza (Sinistra-sinistra, dura e pura, contro ibrido Laboratorio Brindisi di Ferrarese). Quello stesso Pomarico vicesindaco in quota Forza Italia che, non più di due lustri fa, aveva aspramente criticato (poi ricambiato) per una presunta mala gestio amministrativa del Comune di Oria. E allora, secondo me, caro Titti, delle due l'una: o a livello locale le ideologie non contano e le alleanze si fanno su base personale e programmatica; o le ideologie contano eccome pure a livello locale, e le alleanze con soggetti ideologicamente distanti vanno, appunto, giustificate quantomeno sulla base dei programmi (dicendo chiaramente quali sono i punti unificatori). Altrimenti, caro Titti, come disse un amico mutuando l'espressione da un altro suo amico, qui si rischia di trovarci in un contesto di “globalizzazione dell'incoerenza” che, mi permetterai, non rende onore ai politici locali ma nemmeno, soprattutto, ai cittadini, posti dinanzi a scenari quantomeno confusi. Parli di diritto di critica e m'inviti a nozze. Si avrà pure il diritto di criticare, pur semplicisticamente, da profani e senza tessere di partito, o al limite evidenziare la condotta dei politici, di questo e quello schieramento, che come tali sono personaggi pubblici e dunque più sensibili a finire sotto la lente d'ingrandimento dei cittadini?

Domanda:
c) Quali sono, oggi ed in Oria ed in Italia i luoghi di aggregazione in cui esercitare il confronto ed il dibattito politico che è divenuto sempre più mediatico e basato sull'immagine piuttosto che sulla partecipazione e la responsabilizzazione dei cittadini? Dove sono oggi, se vi sono, le scuole di partito veri luoghi di formazione politica e partecipazione?

Risposta:
c) A domanda retorica, risposta scontata. I luoghi di cui parli, Titti, semplicemente non ci sono, quindi in un certo senso bisogna accontentarsi di quello che si ha a disposizione e sfruttarlo al meglio. In teoria, quei luoghi di aggregazione e dibattito potrebbero essere le sedi dei partiti che, però, come sappiamo, quando ci sono, tornato a popolarsi (di soli associati, con o senza tessera) soltanto sotto elezioni. D'altra parte, credo che questa situazione a qualcuno, in fondo, convenga. I giovani, e per tali intendo pure quanti non abbiano esperienze e contaminazioni politiche di sorta, nella situazione in cui si trovano – la disoccupazione in provincia di Brindisi, dati Osservatorio provinciale, sfiora il 30 per cento – pensano a tutto fuorché alla politica. E quando provano a dedicarsi alla politica, o vengono ricacciati indietro o, peggio, scendono in campo proprio per trovare occupazione e/o in qualche modo godere di eventuali rendite di posizione (di esempi, di persona, potrei fartene a bizzeffe). Ecco perché parlo di sfruttare al meglio ciò di cui si dispone, cioè (come noi adesso) internet e gli innumerevoli spazi d'opinione e confronto virtuali, per di più a costo zero. Dove ciascuno può esprimere la propria opinione in libertà e, in qualche modo fare o ricevere, formazione politica o civica (che è meglio).

Domanda:
d) Le coalizioni si fanno su programmi e progetti o, prima delle idee vengono le persone, le alleanze ed il consenso? Quali sono gli spazi di confronto tra le varie posizioni al di là di ogni possibile radicalizzazione e demonizzazione di chi non la pensa come noi?

Risposta:
d) Su questo punto credo di essermi già espresso, almeno in parte, ai punti a) e b), ma ci torno un attimo. Penso che le formazioni politiche, così come quelle associazionistiche, nascano per mettere assieme e tenere uniti gruppi più o meno estesi di persone che, appunto, in linea di massima la pensino in maniera simile su svariate tematiche. Quindi alla base c'è l'idea, ma può essere anche un programma condiviso, attorno alla quale le persone si stringono. Poi vengono, appunto, gli accordi con soggetti esterni, magari di altre formazioni partitiche, che non è un sacrilegio vengano spiegati e, se del caso, giustificati ai cittadini, specie a quelli più scettici.
Caro Titti, e concludo, non si può certo contraddire Benedetto Croce quando affermava che “solo i cretini non cambiano mai idea”, eppur tuttavia non per questo credo sia giusto privarsi del diritto di critica e della possibilità di chiedere che qualche dubbio sia fugato. E, in ogni caso, conosco diversi cretini, ma saranno certamente eccezioni che confermano la massima di Croce, che cambiano idea come le mutande al mattino. Con tutto il rispetto per le mutande.

Eliseo Zanzarelli

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