09/03/11

LE ELEZIONI, IL NATALE AL CONTRARIO


ORIA – Riflettevo. Riflettevo chiedendomi come mai ogniqualvolta ci si avvicini alle elezioni, specie quelle amministrative meglio se comunali, l'aria si appesantisca. Lo notavo stamattina appena uscito di casa per andare alle poste. Il mercoledì è giorno di mercato, che si tiene proprio dalle parti di casa mia. È quindi il mercoledì che qui – periferia gli altri giorni piuttosto tranquilla, ufficio postale a parte – ti capita di poter incontrare la città o, a seconda delle circostanze, più semplicemente il paese. È zigzagando tra le bancarelle, salutando qualche conoscente qui e là, prima di imbattermi nella consueta coda per pagare il mio bollettino, che mi sono detto: “Eh sì, ci siamo proprio, se non è già campagna elettorale lacrime e sangue, quantomeno ne è un abbozzo”. Infatti, dopo i convenevoli di routine con questi miei conoscenti – “Ciao, come stai? Tutto a posto? Si tira, non ci lamentiamo, ecc.” - i discorsi sono andati tutti a parare sulla cosiddetta politica: “Cumpa', ma timmi 'na cosa – indiscreta pausa di suspence - tu cu ci la vai alli elezioni? Ma c'ha vistu cuddu? Ma no si ni virgogna nu picca?”. E così via. Posso dire di aver registrato consensi e dissensi trasversali, questo sì. Qualche curiosità qui e là. Molte, moltissime critiche quando non propriamente “butti ti vilenu” (rende meglio l'idea) all'indirizzo di questo e quello. Diversi: “Iu stavota mi stou propria a casa mia ca dà so tutti pagliacci”, o qualcosa del genere. C'era pure - mi è stato riferito e, quindi relata refero - chi già al mercato (oggi per la verità non molto affollato di gente e mercanti causa freddo, credo) faceva propaganda per conto di Tizio e Caio. Se ho incontrato pure qualche accanito sostenitore di Tizio, Caio o Sempronio? Chiaro che sì, ci mancherebbe. Una cosa, però, mi ha colpito: il fatto che spesso non parlassero tanto dei motivi per cui sarebbe giusto votare il proprio preferito, ma piuttosto dei motivi per cui sarebbe ingiusto votare a seconda Tizio, Caio o Sempronio. Il principio del “meno peggio”, ho sintetizzato tra me e me.
Finalmente, dopo essermi comunque con interesse intrattenuto fuori, sono entrato alle poste con il bollettino tra le mani e ancora un po' di pazienza per affrontare una coda che, per fortuna, avevo immaginato più lunga. Qui, ma in fondo questo me lo aspettavo, ho trovato più o meno la stessa situazione di fuori. Certo, con un po' più di contegno, ché l'ambiente è chiuso, ma più o meno la stessa: “Ciao cumpa', comu sciamu? Bueni, grazi. Ma tu a ci sta vueti? Ce lu sai ca cuddu è vinutu ti casa cu mi cerca lu votu? Ma cu ce facci, ticu iu toppu ca l'agghiu vutatu l'atra vota e non c'è sirvutu a nu c.... (bip)? Ca poi agghiu saputo ncerti cosi...Mo pruvamu cu l'atri, ci sapi ca...”. Empirismo, errori e tentativi della preferenza, mi è venuto stupidamente da pensare.
Infine, quasi salvifico, è giunto il mio turno e, quando mi sono affacciato allo sportello, il mio bollettino sembrava quasi essere uscito dalla centrifuga. Un po' come la mia testa che alla fine della fiera – anzi, del mercato - è riuscita appena a partorire questa banale conclusione: le elezioni qui sono un po' come il Natale, ma al contrario: diventano tutti una punta più cattivi. Mi sono immaginato anche i candidati sindaco vestiti da Babbi Natale, col sacco pieno di promesse (da scambiare con i voti), e i candidati consiglieri comunali come renne a tirare le slitte. Poi passa, mi son detto. Come a Natale. Così, zigzagando tra le sparute bancarelle, la ricevuta del bollettino a mo' di stella filante in tasca (ci sta pure bene come periodo), con questa immagine davanti agli occhi, me ne sono tornato alle mie occupazioni. Ché la metà, forse, oggi mi sarebbe bastata.

Eliseo Zanzarelli

2 commenti:

Quando la cronaca diventa storia, lo diceva qualcuno.
Eliseo,leggendo mi sono veramente divertito, dal ridere ma,,,, il voto è segreto o non è segreto, le urne,le liste, i box dove si vota a che servono?
Vabbè alla prossima, Cosimo

Certo che è segreto, infatti chissà se e per chi andranno a votare, alla fine, i miei interlocutori di stamattina. Intanto a me, seppure più o meno con piacere, è toccato sorbirmeli ben bene...Eliseo

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