02/09/10

PORTA BRINDISI, FILOTICO: "CONTRARIO PERCHE' SENZA BASI STORICHE"


ORIA - Leggo (su "Il Controvento") l’intervento di Recchia in risposta all’amico Sergio Ardito e desidero dire alcune cose anche io (molte delle quali sono state già pubblicate da Franco Arpa sul suo sito).
Personalmente non sono per nulla favorevole a questa idea “estiva” di “ ricostruire” ( ma di ricostruzione si può parlare quando si possiedono tracce documentali o manufatti , non quando si ha solo memoria orale, peraltro vaga, di un documento), Vorrei capire anche a chi è venuta in mente, chi l'ha proposta, e per quali motivi reali).
Vorrei anche capire :

a) Se costoro hanno uno straccio di progetto sul quale realizzare questa idea considerato che non esiste alcuna traccia che consenta di capire come era fatta questa porta. Personalmente voglio ricordare che quando il Parroco Don Elia Farina voleva ricostruire il timpano (cimasa) della Cattedrale gli feci pervenire (gratuitamente e l'amico Salvatore Baldari, fotografo, ne è testimone) una rara foto della cimasa. Senza una traccia storica non si può ricostruire nulla!

b)Mi sorprende, inoltre la proposta di realizzarlo in materiale plastico e cemento , come se fosse la sceneggiatura di un film. Quando si vogliono realizzare dei monumenti lo si fa, come già detto , sulla scorta di una traccia documentale e di un progetto: ma lo si fa soprattutto affidando tale progetto ad un tecnico esperto e facendolo approvare alla Sovrintendenza alle belle Arti ed utilizzando materiale possibilmente simili all’originale. Altrimenti parliamo di un’altra cosa che non è Porta Brindisi.

c)Vorrei anche capire se è stata fatta una valutazione d’impatto ambientale e da chi considerati i materiali che ci si propone di utilizzare.

d)Vorrei sapere, infine, quale impresa dovrebbe realizzare l’opera e chi ne pagherà le spese considerati i tempi e le ristrettezze imposte da questo governo alle Regioni del Sud e segnatamente alla Puglia Regione considerata “nemica” anche dal Ministro per gli affari Regionali e dal Ministro Fitto ( al quale pure ha dato i natali)

e)Ho ascoltato più volte l’intervento dell’avvocatessa sugli aspetti giuridici della vicenda e letto anche alcune dichiarazioni di politici e non. Vorrei dire che non condivido l’interpretazione data della delibera dall’avvocatessa, specializzata in diritto amministrativo ; La signora fa riferimento ad una interpretazione “a posteriori" della delibera del 1865 dimenticandosi, però, di spiegare quali erano i canoni estetici dell’epoca e cosa recitava la normativa del 1865 in materia di sicurezza dei fabbricati e di attribuzione dei poteri. Sto spulciando, nel mio archivio, le norme e mi riservo, se troverò qualcosa di inviarla per chiarire meglio la vicenda. Per ora osservo solo che le norme vanno storicizzate e contestualizzate. Altrimenti applicando i principi espressi dallavvocatessa forse sarebbe il caso che qualcuno rimettesse a posto anche le pietre ed i marmi del Colosseo utilizzati per costruire pregiati palazzi di Roma e così via dicendo.

Una cosa voglio aggiungere: sono stufo davvero di personaggi in cerca di notorietà che per qualsiasi motivo tirano in ballo Camillo Monaco e la storia del Risorgimento. E' ora di smetterla con questo pseudo-revisionismo da barzelletta che vuol dissacrare il Risorgimento italiano e l'Unità d'Italia per far passare, magari, l'idea che lo pseudofederalismo che questo governo vuole introdurre sia una cosa vantaggiosa per il Sud (forse la lettura del libro "Terroni" di Pino Aprile ha dato alla testa a qualcuno).

Prima di affermare responsabilità in questa vicenda occorre essere in grado storicamente di provarle: ed allora mi chiedo e Vi chiedo :

1) Vorrei vedere il documento di cui si parla a firma Camillo Monaco : da chi, quando ed in quale contesto storico è stato prodotto? A me risulta che Camillo Monaco (come decurione) fu uno dei firmatari del documento e che la proposta partì dall’Amministrazione Comunale dell’epoca (e se ricordo bene Sindaco era, nel 1865, Michele Errico oppure un Montanari (non ne sono certo ma controllerò ).

2) Quali erano all'epoca le procedure per l'abbattimento e la costruzione/ricostruzione di manufatti antichi e di palazzi nuovi? Perché fu fatta la proposta di abbattimento?

3) Esisteva davvero un problema di messa in sicurezza della Porta? E se sì, perché non si pensò a ricostruirla o quantomento a documentare, in qualche modo, come era fatta?

4) quale ruolo abbe la Curia oritana in questa vicenda?

La storia è fatta di documenti e di vicende, fatti ed eventi che hanno sempre un contesto socio-politico in cui questi fatti vanno collocati ed alla luce dei quali è possibile leggere la realtà. Altrimenti siamo al racconto di fatterelli (come oggi propone la scuola gelminiana).
Detto questo e ribadito con forza che non sono favorevole a questa ricostruzione, per me la polemica è chiusa.

Un’ultima annotazione sulla questione “Porta Brindisi": non mi sembra corretto affermare che chi, a torto o a ragione, sia contrario alla proposta discrimini chi è favorevole; evitiamo di cadere nella logica tutta berlusconiana che chi non è con me è contro di me ed una persona da abbattere e distruggere con ogni mezzo .
Le cose, le persone, le situazioni non sono mai tutte bianche o tutte nere , esiste una gamma di colori e sfumature che spesso permette di incontrarsi e contaminarsi crescendo umanamente, professionalmente e culturalmente
Le mie sono considerazioni di metodo storico e non difesa d'ufficio di Camillo Monaco che peraltro non necessita di difese per ciò che ha fatto per la libertà e l’Unità d’Italia (checché ne pensino i neo sostenitori di Franceschiello o del secessionismo).
Ma soprattutto non accetto il dibattito con chi usa l’anonimato e con chi usa toni saccenti e sprezzanti.
Nella mia vita umana e professionale ho sempre praticato il principio di Voltaire “io non condivido le tue idee ma mi batterò sempre affinchè tu possa esprimerle" ed ho sempre cercato di rispettare il pensiero delle persone che rispettavano il mio.
Tanto dovevo.
Salvatore Filotico


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